Ho sempre pensato che dopotutto, i sentimenti buoni vincono sempre.
Mi hanno insegnato ad essere una brava persona, a non ferire nessuno e ad aspettare il momento giusto per ogni cosa.
Oggi mi rendo conto di non aver superato uno step, quello di saper accettare alcune sconfitte, sapersi far da parte, di accettare di non essere ciò che si aspettano.
E' una lezione dura.
C'è chi mi dice oggi che il mio unico problema è cercare sicurezze e non trovandole, ne cerco di temporanee. Che durano il tempo di una bolla di sapone.
L'unica colpa che mi do ora è di non essere ancora capace di fermarmi al momento giusto. Spingo fino al limite, voglio il massimo che il cuore può ottenere.
Sono uscito con Alessandro, il ragazzo che una sera è sbucato dal quasi nulla e mi ha sorriso sicuro. E' più piccolo di me, di sei anni. Mi sembra un'eternità, ma con lui ci sto bene, mi fa stare bene. Non riesco ad immaginare cosa verrà dopo ed è la prima volta, ma va bene così. Sono stato ad una festa per incontrarlo, come farebbe un ragazzino della sua età, ma ho seguito il cuore.
Ho avuto paura quella sera, perchè uno scherzo mi ha riportato con una spinta troppo forte verso una realtà che sembrava un muro tirato su all'improvviso, nel bel mezzo di un campo verde.
La notte mi ha portato sogni orribili, ma solo uno bello. Giacomo. Che mi sorrideva. Che voleva fare pace, voleva parlare con me.
Così il giorno dopo l'ho cercato e dopo qualche ora eravamo nella mia cucina, uno di fronte all'altro a parlare, ridere e aspettare il momento giusto per fare l'amore.
Lui cresce a vista d'occhio, il suo scudo si fa sempre più fitto ogni volta che lo vedo, lui mi sembra lontanissimo eppure facile da prendere. Mi dice una frase che fa centro e il crollo come un castello di carte consumate.
E con le sue mani e i suoi baci io faccio un balzo in una dimensione che non conosco, dove paradossalmente ho la consapevolezza del sesso e del mio corpo, del piacere altrui, ma con lo scopo di rendergli piacere e non renderlo a me.
Il suo respiro lo rubo appena posso e cerco di incastrarmi nelle sue ciglia quando lui me lo permette.
In un momento, nel silenzio scandito dai clacson, capisco che mi sono messo nei guai, capisco che mi farò del male.
La notte passa in fretta, e al risveglio c'è ancora il suo profumo forte sulla mia pelle e nelle lenzuola. Vorrei che fosse mio, vorrei che non ci fossero altre lenzuola con il suo odore. Vorrei non essere così confuso. Vorrei non averlo fatto tornare indietro dal passato.
La frustrazione nella consapevolezza di non essere, mi lascia con i polmoni pesanti a fissare il soffito e a chiedermi se è stato un incubo anche quello.
Il suo bicchiere sul tavolo con la cola sgasata mi fa sorridere e capisco che è ormai troppo tardi.
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