venerdì, maggio 30, 2008

Buon viaggio F.

Buon viaggio,
non ho fatto in tempo a salutarti una volta ancora,
perchè hai deciso di partire prima che cominciasse questa giornata di pioggia incessante.
Perchè hai sempre fatto così, in silenzio, ogni cosa.

Avrei voluto fare tante cose diversamente nella mia vita, tra queste c'è e sempre ci sarà il saperti dire quello che sei per me, e che per sempre sarai.
Il viaggio che hai intrapreso ti dirà, ti spiegherà forse, meglio di me.

In un attimo la vita si ferma, non c'è più tempo per niente e questa regola spietata, stasera non mi da pace, non mi fa respirare bene.

Buon viaggio a te che sei parte di me, dentro.

martedì, maggio 27, 2008

e penso a te

Ho sempre pensato che dopotutto, i sentimenti buoni vincono sempre.
Mi hanno insegnato ad essere una brava persona, a non ferire nessuno e ad aspettare il momento giusto per ogni cosa.
Oggi mi rendo conto di non aver superato uno step, quello di saper accettare alcune sconfitte, sapersi far da parte, di accettare di non essere ciò che si aspettano.
E' una lezione dura.
C'è chi mi dice oggi che il mio unico problema è cercare sicurezze e non trovandole, ne cerco di temporanee. Che durano il tempo di una bolla di sapone.

L'unica colpa che mi do ora è di non essere ancora capace di fermarmi al momento giusto. Spingo fino al limite, voglio il massimo che il cuore può ottenere.

Sono uscito con Alessandro, il ragazzo che una sera è sbucato dal quasi nulla e mi ha sorriso sicuro. E' più piccolo di me, di sei anni. Mi sembra un'eternità, ma con lui ci sto bene, mi fa stare bene. Non riesco ad immaginare cosa verrà dopo ed è la prima volta, ma va bene così. Sono stato ad una festa per incontrarlo, come farebbe un ragazzino della sua età, ma ho seguito il cuore.
Ho avuto paura quella sera, perchè uno scherzo mi ha riportato con una spinta troppo forte verso una realtà che sembrava un muro tirato su all'improvviso, nel bel mezzo di un campo verde.
La notte mi ha portato sogni orribili, ma solo uno bello. Giacomo. Che mi sorrideva. Che voleva fare pace, voleva parlare con me.
Così il giorno dopo l'ho cercato e dopo qualche ora eravamo nella mia cucina, uno di fronte all'altro a parlare, ridere e aspettare il momento giusto per fare l'amore.
Lui cresce a vista d'occhio, il suo scudo si fa sempre più fitto ogni volta che lo vedo, lui mi sembra lontanissimo eppure facile da prendere. Mi dice una frase che fa centro e il crollo come un castello di carte consumate.
E con le sue mani e i suoi baci io faccio un balzo in una dimensione che non conosco, dove paradossalmente ho la consapevolezza del sesso e del mio corpo, del piacere altrui, ma con lo scopo di rendergli piacere e non renderlo a me.
Il suo respiro lo rubo appena posso e cerco di incastrarmi nelle sue ciglia quando lui me lo permette.
In un momento, nel silenzio scandito dai clacson, capisco che mi sono messo nei guai, capisco che mi farò del male.
La notte passa in fretta, e al risveglio c'è ancora il suo profumo forte sulla mia pelle e nelle lenzuola. Vorrei che fosse mio, vorrei che non ci fossero altre lenzuola con il suo odore. Vorrei non essere così confuso. Vorrei non averlo fatto tornare indietro dal passato.
La frustrazione nella consapevolezza di non essere, mi lascia con i polmoni pesanti a fissare il soffito e a chiedermi se è stato un incubo anche quello.
Il suo bicchiere sul tavolo con la cola sgasata mi fa sorridere e capisco che è ormai troppo tardi.

domenica, maggio 04, 2008

time still exsist, so I just put my arms around you

L'aria fresca della notte che se ne è appena andata, la mia macchina con la musica bassa, gli uccellini che parlano ad alta voce.
Io attraverso la città, dopo essere stato a casa di Luca, nel suo letto, tra le sue braccia forti ancora una volta.
Le prime luci del giorno che sono così malinconiche, timide, fanno sembrare tutto così pulito, tutto così diverso, come se il demone che tutto possiede fino a qualche ora prima, avesse lasciato uno strato di zucchero su tutto.
In mano uno sigaretta che decido di non fumare, risparminado la mia gola di un'ulteriore sofferenza.

Ho pensato a Giacomo, quando nel letto vuoto, nudo, sentivo i rumori del lavandino del bagno di Luca. Bisogna lavarsi subito quando non te ne frega niente, perchè si resetta tutto, come se non fosse realmente accaduto. Invece con Giacomo l'ultima volta ci siamo stretti e ci siamo ascoltati, fermati l'uno nell'altro per un attimo.
Allora scappo, mi rimetto le mutande, le scarpe, i jeans e la maglia che sa di fumo, in ascensore vedo la faccia stanca e non mi riconosco.

Questi giorni senza lavoro sono passati in fretta, non mi sono riposato, anzi forse mi sono stancato più del solito.

Viola il 30 aprile ha compiuto un anno ed è stato bellissimo essere lì con lei, guardare i suoi occhioni e scoprire il suo modo di amare già così forte!

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