mercoledì, aprile 04, 2007

Otto minuti più tardi

Ho quattro minuti per parlare di me stasera. Sì voglio alzarmi da questa sedia all'una esatta, lavarmi i denti e la faccia e per l'una e mezza essere sul treno che porta nel mondo dei sogni.
Un treno che mi immagino azzurro, non so perchè.

La vita procede scandita da una regolarità quasi maniacale, ma non mi spaventa, anzi mi rassicura, mi coccola in un tintinnio forse troppo comodo, ma tanto ricercato.

Sono uscito ancora con Andrea e dei suoi amici. I frammenti di me e lui mi attraversavano come schegge piccole e veloci. Ma nulla, gioco col pericolo, lo guardo negli occhi per mettermi alla prova, per ricordarmi che so essere migliore di quello che sono oggi.
I ricordi tornano a bussare, l'altro ieri una scatola piena di me e Diego: lettere, anello, piccoli regali, foto.
Oggi una sequenza passatami da un caro amico, la mia memoria più recente andata persa nel GB dell'hard disk esterno, che riguarda Doni.
E il cuore ricorda l'amore. Giuseppe è l'amore di oggi. Così dolcemente e irresponsabilmente maturo.
1:01
Ho già passato il termine.
Penso di vivere una relazione, il mio lavoro, le mie amicizie, la mia famiglia, come meglio credo, ma è sempre così poco il tempo e mi danno nel rincorrere un cavallo troppo veloce per me.
E allora mi siedo alla stazione e aspetto quel treno che da piccolo immaginavo pieno dei miei amici che ritrovavo nel sonno, e continuavamo a parlare e a divertirci. Solo in un altro mondo.

Viola si è girata, ha deciso di nascere nel modo tradizionale e manca sempre meno.
Chissà che cosa vorrà dire guardarla negli occhi.

L'amore non ha mai la forma che vogliamo, non ha il colore che ci aspettavamo, eppure ci sorprende. Sempre.

Non so scrivere di te, piccolo Amore,
perchè tu raccogli i miei pensieri e li
stringi a te, tu li prendi come nessuno mai.

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