giovedì, giugno 21, 2007

Quel posto che non c'è ha ingoiato tutti tranne Me

Quando pensi di aver ripreso il ritmo, forse giusto, ti accorgi poi che in realtà non è mai come una volta, e a volte ti trovi su una giostra che gira troppo in fretta e non sai come scendere. E se vuoi scendere.

Vorrei avere più tempo per scrivere bene e dettagliatamente quello che è successo in questi quindici giorni, ma poi forse non è successo nulla di rilevante.
Soliti club, soliti amici.
Sabato ho bevuto molto, sono andato al Billy, là c'era Beppe ad aspettarmi. Mi sentivo bene, in forma, bello e sicuro.
Avevo voglia di piacere e di trovare qualcuno. C'era Mauro, sfuggente e sorridente come al solito, mi ha stropicciato la faccia come al suo solito, mi ha baciato la guancia.
C'era Aron, bello e irraggiungibile, mio crush di sempre e per sempre sarà.
Avevo 4 uomini intorno, pronti a darmi da bere e a farmi credere per qualche minuto che potevo avere ciò che volevo, pur di portarmi in bagno o a casa loro più tardi.
Ma a me non fregava niente di nessuno, prendevo i loro drink, sorridevo e poi tornavo a girare da solo alla ricerca di qualcun'altro.

Esco un po' di meno con i miei soliti amici, preferisco così ultimamente, perchè ultimamente non riesco ad affrontare tante cose insieme, perchè uscire con chi mi conosce poco è più facile, non sento il peso del giudizio.
Così sabato scorso ho bevuto troppo, ma non avevo perso la lucidità. Ho conosciuto un po' di ragazzi sabato e ho rivisto chi è stato nel mio letto, di passaggio e chi per sbaglio.

Mi sono lasciato corteggiare da Luca, perfetto sulla carta, perfetto nei modi, capace di conquistarmi e lo sapeva. Ero uno stato con un carro armato solo sulla cartina di Risiko e lui, la potenza di 12 carri armati che entrerà sicuramente.

Alle cinque Giorgio, conosciuto poche ore prima, mi strappava un bacio in macchina sotto casa sua e non reagivo. Non pensavo a nulla, semplicemente lo lasciavo fare.

Luca mi ha invitato a cena lunedì, ristorante bellissimo, macchina bellissima, lui e il suo savoir faire.
E io provo a sorridere un po' di meno, ma il risultato è una professoressina stitica e frigida. Provo allora a lasciarmi andare un po', ma il suo volto è impenetrabile, non capisco e tutt'ora, se il suo invito a cena è per creare un piccolo iter con destinazione letto sicura, o c'è un minimo di interesse.
Ma forse sono troppo complicato per chi sta da due mesi con un pusher di 22 anni.
Così capisco che è un appuntamento di one night only, e tutto sommato, della sua casa in centro non me ne frega niente, dei suoi mobili ordinati da qualcun'altro, idem, della sua macchina che mi allaccia la cintura di sicurezza nemmeno. E c'ho fatto sesso, sapendo che voleva dire dargli quello che voleva e non rivederlo più.
Ancora una volta mi rendo conto di non saper giocare, ma non importa. Esco dal suo appartamento dal cuore di Milano, silenzioso torno nella caotica periferia che è casa mia. Nella polvere negli angoli.
Ancora una volta però credo che il sesso sia una gara, un contest, che più fai, più fai bene, più verrai premiato.
Ma no, non è così. Non è così che ci si distingue da qualcun'altro. Ma il sesso ora sembra diventato il mezzo che mi porta sempre più in basso, ma non ho paura.

Mi vendico di me, su di me. Perchè sbaglio, perchè tutti fanno uguale, e io, io perdo sempre.

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