lunedì, luglio 16, 2007

Verde Smeraldo

La settimana è iniziata a ritmi troppo veloci per la temperatura milanese.
Vado in giro con la faccia di uno zombie per le poche ore dormite nel week end e per le dosi eccessive di alcol.
Ma stasera, poco fa, una piega nuova risollevato il mio umore. Una canzone a dire la verità, La vie en Rose, cantata da Diana Krall che anche se alcune parole le sbiascica in un francese americanizzato, mi ha portato indietro nel tempo.
Da piccolo avevo un carillon, di quelli semplici con la manovellina che si gira, piccolino, di quelli che si vedono le bacchette che si allungano sulla rotella chiodata che ruota. Suonava questa canzone e me l'aveva regalato mia mamma. Sorrido perchè nn sapevo cosa fosse e che storia avesse questa canzone, eppure mi piaceva e piaceva anche a lei che mi canticchiava le parole in quel francese italianizzato.
Oggi nel pieno della giornata uragano in ufficio, ho sentito un ragazzino che urlava MAAAAMMAAAA e lo ripeteva, esasperato. Mi sono ricordato di quando io chiamavo così la mia, dal cortile di casa e lei si affacciava subito. Poi ho pensato a Babi, che sembra nata per essere madre.
I legami. Quelli che Saint Exupéry spiega dalla voce della volpe, triste e sola, che ha bisogno della ritualità.
Non so cosa sto cercando e da cosa sto fuggendo, ma ieri sera ho rifatto sesso con Marco, l'uomo così sicuro e gentile che però ieri mi ha accontentato dicendomi " sono venuto qui per te ", sicuro di portarmi a casa con quelle parole. E invece l'ho portato a casa mia e come al solito tutto è stato fin troppo preciso, un percorso netto, senza emozione però, senza paura, senza sangue.
E allora poi penso perchè?
Perchè poi alla fine sono tutti uguali, fino a che non si crea un legame.

Why should I care?

Ho voglia di vacanze, ho voglia di innamorarmi e di sapere che non sono diventato come gli altri.
Marco poi è tornato con la sua macchina lucida e veloce a casa dal suo ragazzo o forse l'ha chiamato appena salito a bordo, ancora caldo dal senso di colpa e dalla voglia di archiviarmi in un file del suo cervello.
Mi fumo l'ultima e poi corro da Viola e Babi.


Ma la volpe ritornò alla sua idea:
<< La mia vita è monotona. Io dò la caccia alle galline e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano.Ed io mi annoio perciò. ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi laggiù in fondo, i campi di grano ? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano....>>


<< Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora >>, disse la volpe. << Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sà quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti >>.
<< Che cos'è un rito ? >> disse il piccolo principe.
< < Anche questa è una cosa da tempo dimenticata >>, disse la volpe. << è quello che fà un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora diversa dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza >>.
Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
E quando l'ora della partenza fu vicina:
<< Ah! >> disse la volpe, << ... piangerò >>.
<< La colpa è tua >>, disse il piccolo principe, << io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi... >>
<< È vero >>, disse la volpe.
<< Ma piangerai! >> disse il piccolo principe.
<< è certo >> disse la volpe.
<< ma allora che ci guadagni? >>
<< Ci guadagno >>, disse la volpe, << il colore del grano >>.


<< Addio >>, disse.
<< Addio >>, disse la volpe. << Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore.
L'essenziale è invisibile agli occhi >>.
<< L'essenziale è invisibile agli occhi >>, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
<< È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante >>.
<< È il tempo che ho perduto pe rla mia rosa.. >> sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
<< Gli uomini hanno dimenticato questa verità.
Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato.
Tu sei responsabile della tua rosa... >>

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